Buddismo: come il cristianesimo deve rispondere a crisi monastica
di Fabrizio Mastrofini
"Vidimus Dominum", 6 maggio 2003
www.vidimusdominum.org

Secondo il monaco zen Thich Nhat Hanh si devono rinnovare le regole per rispondere alle domande poste dal nostro tempo

“Rispondere alla crisi” della vita monastica, che è presente tanto nel Buddismo quanto nel cristianesimo, è l’obiettivo del monaco Zen Thich Nhat Hanh, 77 anni, fondatore dell’ordine dell’ “inter-essere”, con centri di meditazione in Francia e negli USA.

Vietnamita, propugnatore della pace e soprattutto di uno Zen attivo, è uno dei capi della scuola Rinzai, esule da decenni, proposto al Nobel per la Pace da Martin Luther King per l’impegno a favore della fine del conflitto in Vietnam e per alleviare le sofferenze della popolazione civile.

Parlando con “Vidimus Dominum” in una pausa del ritiro spirituale di fine aprile a Roma, cui hanno partecipato 600 persone, Thich Nhat Hanh ne approfitta per illustrare la revisione della regola monastica del suo Ordine che ha recentemente compiuto e pubblicato.

“Il Buddismo è antico di 2600 anni. Ma c’è una tendenza alla corruzione nel monachesimo, come forse in altre esperienze e tradizioni, anche nel cattolicesimo. Le regole non sono mai state riformate e ora devono essere rinnovate in base alla situazione attuale. Per la prima volta nella storia del Buddismo le abbiamo rinnovate. E forse possono servire per una comparazione con quello che accade nella tradizione cristiana.

Abbiamo anche noi delle difficoltà e vogliamo fermare la corruzione anche perché la società di oggi è diversa da quella di Buddha. La regola rivista si chiama “Pratimoksha”, che vuol dire “la libertà di coloro che sono separati”, per preservare la loro libertànell’essere differenziati dal mondo. Regole che dicono che i monaci non possono allontanarsi senza permesso, non devono possedere beni, fare uso di profumi; ad esempio, l’e-mail non deve distrarre dai compiti... non si deve avere un conto bancario proprio.

La libertà è di non possedere; il telefono non va usato per conversazioni non necessarie. Noi sappiamo che solo rendendo il Buddismo vivoe libero dalla corruzione possiamo essere autentici discendenti della radice del Buddha”.

Alcuni dei monaci del monastero di Plum Village, in Francia, dove Thich Nhat Hanh vive, sono impegnati anche nel “Monastic Interreligious Dialogue” (DIM), l’esperienza di contatto e dialogo portata avanti dai Benedettini statunitensi.

A questo proposito, a “Vidimus Dominum” Thich Nhat Hanh rileva che esistono a suo avviso delle coincidenze tra visione cristiana e buddista. “Il Cristianesimo cerca di scavare alla ricerca di Dio e il Buddismo invece cerca la ‘realtà pura’. Per me la ricerca è la stessa, una visione più profonda della realtà. E’ mia convinzione che il Regno di Dio è adesso o mai più! Sia Buddismo che cristianesimo devono dare questo insegnamento in teoria e in pratica, perché il passato è passato, il futuro non è ancora. Abbiamo il presente, per viverlo.

Noi desideriamo il potere, il sesso, la salute e sacrifichiamo tutto il resto, e soffriamo, mentre la libertà da questi desideri ci fa sperimentare la felicità e il Regno di Dio adesso. Ele giovani generazioni lo praticheranno se noi parliamo direttamente a loro, rinnovando il nostro insegnamento.

Il dialogo rende possibile questo incontro, non sul piano teorico ma pratico”. Il centro dell’insegnamento del monaco buddista è la “compassione”. Ed è questo aspetto che attira moltiin Occidente, perché ­ spiega ­ “vedono nel Buddismo un esercizio pratico per essere vicini alle sofferenze e alle afflizioni ed essere comprensivi e compassionevoli”.