Il germoglio
di un albero antico
Lo zen
in Vietnam dalle origini a oggi
Il maestro di meditazione
Nhat Hanh proviene da una linea di trasmissione del Buddhadharma che affonda
le sue radici, in Vietnam, nel III secolo dopo Cristo, ma che risale al Buddhismo
originario, sia Mahayana che Theravada, fino al Buddha Sakyamuni.
La scuole indiane mahayana di meditazione (in sanscrito dhyana, in vietnamita
thien, in giapponese zen, in cinese ch'an) di cui si risente la maggiore influenza,
nel Canone cinese come nella tradizione vietnamita, sono la Sarvastivada e la
Yogachara, o Vijnanavada. La prima, di matrice Theravada, nacque durante il
regno del re Ashoka (272-236 a.C.) dalla scuola Sthavira (frutto a sua volta
della prima divisione del Sangha, sancita dal Concilio di Pataliputra, nel IV
secolo avanti Cristo).
La scuola Sarvastivada, il cui Canone venne tramandato in sanscrito e tradotto
in cinese e tibetano (lingue nelle quali è stato preservato), sosteneva che
passato, presente e futuro esistono nello stesso momento. Opera basilare, l'Abhidharmakosha,
compilato in seicento versi da Vasubandhu, ventunesimo patriarca del Buddhismo,
nel V secolo. Rappresenta la transizione dal Theravada al Mahayana.
Lo stesso Vasubandhu, con il fratello Asanga, fondò la scuola mahayana Vijnanavada,
secondo la quale "tutto è solo mente" e non si può sostenere che l'oggetto sia
distinto dal soggetto. La percezione "è un processo di immaginazione creativa
che produce all'apparenza oggetti esterni". Tale processo è spiegato con l'aiuto
del concetto di "coscienza deposito" (alayavijnana), nella quale sono presenti
tutti i semi (bija) delle formazioni mentali e che continua a scorrere, come
un fiume, di esistenza in esistenza.
La scuola Yogachara raggiunse il suo culmine nel VI secolo. Centro più illustre
fu l'Università di Nalanda, nel nord dell'India. Il sutra di riferimento è il
Lankavatara, in cui è sottolineata l'illuminazione che elimina ogni dualità,
possibile attraverso la comprensione della natura di Buddha presente in ogni
essere, o tathagatagarbha. Con questo filone di insegnamenti si è poi armonizzato
quello delle scuole Theravada dello Sri Lanka, i cui maestri sono arrivati in
Vietnam attraverso la Cambogia e il Laos, soprattutto negli ultimi duecento
anni. Questa unione, è lo stesso Thây ad affermarlo nella sua "Storia del Buddhismo
vietnamita", rappresenta oggi un caso unico nel mondo.
Il primo patriarca del buddhismo thien è il maestro Tang Hoi. Originario di
Tongking, nel nord del Paese, Tang Hoi commentò dei sutra appartenenti al Buddhismo
originario, come l'Anapananusmrti (titolo sanscrito del sutra sulla Piena consapevolezza
del respiro) con un'ottica mahayana. E fra i suoi celebri commenti c'è anche
quello degli ottomila versi della Prajnaparamita. In Vietnam Tang Hoi diffuse
la dottrina del vuoto e scrisse la "Raccolta delle sei virtù trascendentali".
Poi partì per il regno Wu, nella Cina meridionale, dove vi costruì il primo
tempio buddhista. In Cina Tang Hoi rimase per trentatré anni, fino alla sua
morte. Soltanto duecento anni dopo, nel 580, il ventottesimo patriarca del buddhismo
originario, Bodhidharma, comincerà a diffondere proprio in Cina gli insegnamenti
dhyana da cui germoglierà la tradizione Ch'an.
"La consapevolezza del respiro - scriveva il maestro Tang Hoi nella prefazione
al commento dell'Anapananusmrti sutra - è il grande veicolo usato da tutti i
Buddha per salvare gli esseri che sono travolti e sommersi nell'oceano della
sofferenza". Tang Hoi parlava della meditazione come del metodo per "eliminare
il milione e trecentomila pensieri nocivi che affollano la mente giorno e notte,
senza che noi ne siamo consapevoli". E spiegava che per "ritornare" si intende
l'ingresso della mente in uno stato di piena consapevolezza e di "purificazione"
dai pensieri insani fino a che non si fa "chiara", senza più percezioni erronee.
Nel III secolo un altro maestro di Tongking, Kalasivi, tradusse il sutra Saddharmasamadhi
e nel 450, ancora a Tongking, giunse dall'India Dharmadeva, maestro di tradizione
mahayana, che con il suo allievo vietnamita, Hue Thang, insegnò meditazione
basandosi sul sutra del Loto. In seguito tre scuole cinesi cominciarono a influenzare
la tradizione del Vietnam.
Particolarmente importanti quella del maestro Vinitaruci (VI secolo), ispirata
al Tantrayana, e quella del maestro Vo Ngon Thong (IX secolo), fondata sulla
dottrina dell'Illuminazione improvvisa e del non attaccamento. Il capostipite
della seconda, il celebre maestro cinese Pai Chang (720-814), sottolineò l'importanza
di combinare la meditazione seduta con il lavoro nel monastero. Famoso il suo
detto: "Un giorno senza lavoro, un giorno senza cibo". Queste due scuole segnarono
in profondità lo sviluppo successivo del Buddhismo in Vietnam. Da esse, infatti,
trasse fonte d'ispirazione, nel XII secolo, la scuola del Boschetto di Bambù,
del maestro Hien Quang.
In un periodo storico durante il quale il Vietnam dovette affrontare i tentativi
d'invasione da parte dei Mongoli, il Buddhismo fiorì come non mai e visse la
sua età dell'oro. Hien Quang trasmise il Dharma al re Tran Thai Tong e poi a
un altro importante insegnante, Tue Trung, fratello maggiore del re Tran Nhan
Tong, che difese Tongking dagli attacchi dell'esercito mongolo nel 1284 e nel
1287. Tran Thai Tong (1218-1277) abdicò a favore del figlio quando aveva 41
anni.
Da quel momento si dedicò totalmente alla pratica e scrisse due opere: una "Guida
allo zen" e le "Lezioni sulla vacuità", queste ultime tradotte da Thich Nhat
Hanh nel libro "Una chiave per lo zen".
Tran Nhan Tong, oltre che sovrano ed eroe nazionale, fu anche patriarca
e grande maestro della scuola del Boschetto di Bambù, alla quale diede il primo
ordinamento sistematico.
Tutti questi insegnanti furono influenzati dalla scuola cinese fondata dal maestro
Lin-chi (più nota con il nome giapponese, Rinzai, in vietnamita Lam-Te), che
introdusse nuovi mezzi abili, dal kung an (cong an in vietnamita, in giapponese
koan), all'uso dell'urlo improvviso ho!, ai colpi di kyosaku (il bastone simbolo
della spada della saggezza del bodhisattva Manjushri, che recide ogni illusione,
utilizzato per incoraggiare i meditanti - non per punirli - durante le sessioni
intensive di meditazione).
Durante la dinastia Tran, che durò fino al 1400, il Vietnam fu un Paese unito
e forte. Il Buddhismo si diffuse come non mai e tra il 1295 e il 1319 furono
redatti più di cinquemila scritti, un'edizione del Tripitaka e molte altre opere.
La scuola del Boschetto di Bambù ordinò tra il 1300 e il 1329 ben 15 mila monaci
e monache.
L'invasione cinese dei Ming all'inizio del XV secolo segnò il principio del
declino del Buddhismo vietnamita. L'indipendenza fu ottenuta di nuovo soltanto
dopo 25 anni, quando il 90 per cento dei testi era stato distrutto. Per non
dire della discriminazione dei neoconfuciani nei confronti dei buddhisti, che
continuò per diverso tempo. Due secoli più tardi, quando si estinse la dinastia
Ming, molti monaci cinesi si rifugiarono in Vietnam con insegnanti delle scuole
Lin-chi e Ts'ao-tsung (in giapponese, Soto). Il Buddhismo tornò a fiorire, al
punto che, fra le altre, si sviluppò la scuola del maestro Lieu Quan (1670-1742),
allievo rinzai e soto, che divenne una delle più importanti del Paese.
Nel XX secolo la storia del Buddhismo vietnamita si intreccia con vicende sociali
e politiche particolarmente dolorose: l'invasione francese (grazie alla quale
si rafforzò la presenza cattolica) a cento anni dall'unificazione del Paese;
la resistenza armata e l'introduzione del comunismo; il regime filo-occidentale
del presidente Ngo Dinh Diem (che abolì la festa nazionale del Vesak e portò
alle proteste di piazza di monaci e monache buddhisti, alcuni dei quali si bruciarono
vivi); la lunga e devastante guerra fra viet cong e americani, terminata con
il trattato di Parigi del 1975, al quale diede il suo apporto la delegazione
buddhista guidata da Thây Nhat Hanh.
Subito dopo il crollo della dittatura di Diem, nel 1963, le organizzazioni buddhiste
fondarono la Chiesa buddhista unita (Cbu), alla quale aderirono le scuole mahayana
e theravada. Nel 1964 nacquero l'Istituto di studi buddhisti An Quang e l'Università
buddhista Van Hanh, di cui Thich Nhat Hanh fu co-fondatore. L'intento era di
garantire gli studi a studenti di tradizione sia mahayana che theravada. Undici
anni più tardi, subito dopo l'ingresso al potere del governo comunista, i monaci
e le monache della Chiesa buddhista unita iniziarono a subire una dura repressione.
Inoltre, i gerarchi di Hanoi fondarono nel 1980 una Chiesa buddhista di Stato
e dichiararono fuori legge la Cbu. Ancor oggi gli esponenti più anziani e autorevoli
della Chiesa unita sono in prigione nonostante i tentativi di intercessione
messi in atto da organizzazioni umanitarie come Amnesty International.